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venerdì 27 giugno 2025

L'uomo veicolo



La tua donna si sente molto allegra in società?


La Persona Sociale: tra il Delfino e il Pinguino

Redazione Psico Open – a cura di un autore della nostra équipe

C’è un tipo di persona che, appena entra in una stanza, non entra solo. Si “accende”. È la cosiddetta persona sociale, colei – o colui – che nella sua natura profonda vive per la socializzazione immediata: il gruppo-cena, il gruppo-pranzo, il gruppo-bagno, sportivo, lavorativo, conviviale, musicale. Il gruppo, insomma, come habitat fondamentale.

Ma cosa accade quando questa persona arriva a una festa o a un viaggio accompagnata da qualcuno – un compagno, un'amica intima, un partner affettivo?

Succede, spesso, che non si entra mai in due. Entra lei – la persona sociale – e l’altro si ritrova, senza nemmeno accorgersene, nel ruolo dello spettatore silenzioso, quasi un candelabro che osserva la sua compagna trasformarsi nel fulcro della festa. Sorrisi sfuggenti, danze sedute, linguaggi del corpo avvolgenti, una naturalezza ipnotica nel diffondere charme e desiderio di connessione, anche se ci si era seduti a tavola per due.

Il gruppo, com'è nel suo diritto tribale, osserva e valuta. Non appena la coppia si presenta, ecco che si aprono gli occhi e le espressioni si fanno ammiccanti. Il gruppo, consapevolmente o meno, "accoglie" selettivamente: e mentre l’ospite si fonde, l’accompagnatore – il "non sociale", il compagno più riservato – resta ai margini, a chiedersi se quella serata sarebbe dovuta essere un momento per due o per tutti.

Questo schema non è raro. Può accadere con una ospite estroversa, una "matussa brillante" che per qualche giorno si insedia nella nostra casa chiedendo ospitalità e portandoci, senza preavviso, dentro la sua rete sociale di nuove conoscenze. O in un viaggio esotico in cui l'invitata, invece che condividere l’esperienza con chi l’ha invitata, preferisce dedicarsi al gruppo, salendo letteralmente sopra le spalle della compagnia e lasciando il proprio ospitante alla deriva.

E che dire della psicologamica ventennale, la compagna fluida, dichiaratamente irrelata, che però, nei fatti, si dedica ad altri amici maschi mantenendo verso il partner una costante distanza di sicurezza, rinnegando pubblicamente ogni segnale di unione, soprattutto in contesti sociali?

Ebbene sì, la verità è amara ma chiara: non si può chiedere a un delfino di comportarsi da pinguino.

Perché il delfino danza, si esprime, salta e comunica con molti. Il pinguino invece è monogamo, si rifugia, cammina compatto sul ghiaccio, tenace e leale. E anche se entrambi nuotano, lo fanno per scopi e in ambienti diversi.

Conclusione: l’incompatibilità relazionale nei contesti sociali

Quando siamo in compagnia di una "ragazza delfina" – anziché di una "ragazza pinguina" – la frustrazione può colpire anche il partner più sicuro. Perché la natura sociale dell'altro si manifesta pubblicamente, anche a scapito della relazione.

Pretendere che una persona sociale si contenga, che rinunci alla propria vitalità, che si limiti per rispetto del proprio compagno, significa chiederle di andare contro la sua stessa natura.

E allora? Allora non resta che accettare o lasciare andare, con consapevolezza e senza colpevolizzare. Perché in fondo, in amore come nella vita, bisogna imparare a scegliere chi danza con noi, e non intorno a noi.

Di Redazione 

DonE 


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mercoledì 28 agosto 2024

La notte e Viola

C'era una volta, in una città grigia e senza tempo, una giovane donna di nome Viola. Con il tempo, la sua bellezza era diventata il suo biglietto per sopravvivere, ma anche la sua prigione. Viola era una prostituta, una "lucciola" come si diceva, che viveva solo di notte. Il giorno era un'ombra per lei, un momento in cui non riusciva a respirare. Si rifugiava nel buio, dove poteva nascondere le sue cicatrici e i suoi segreti.

Viola aveva amici, persone che l'amavano davvero e che volevano salvarla da quella vita. C'erano Lisa e Marco, due anime gentili che la conoscevano da quando erano bambini. Loro vedevano ancora la bambina che giocava nei campi, con i sogni negli occhi e il sorriso puro. Ma quella Viola sembrava ormai un ricordo lontano. Non rispondeva più ai loro messaggi, ignorava le loro chiamate. Si ritirava sempre più nel suo mondo fatto di notti buie e incontri fugaci, dove ogni risata era falsa, ogni sussurro carico di dolore.

Lisa, preoccupata, cercava di parlare con Viola. La invitava a cena, a un caffè, qualsiasi cosa pur di vederla alla luce del sole. Ma Viola trovava sempre scuse, nascondendosi dietro muri di silenzi e menzogne. "Non posso, sono stanca," diceva, ma la verità era che aveva paura. Paura di guardare il mondo in faccia, di affrontare ciò che era diventata.

Marco, dal canto suo, era convinto che Viola potesse cambiare, che in fondo a quel pozzo senza fondo ci fosse ancora una speranza. Le propose più volte di vivere insieme, di costruire una vita lontano da quella strada. Ma Viola scappava ogni volta che lui si avvicinava troppo, spaventata dall'idea di un amore vero, di una responsabilità. La sua vita era fatta di piccoli frammenti, di momenti che svanivano all'alba, e l'idea di qualcosa di permanente la terrorizzava.

Il tempo passava e la distanza tra Viola e i suoi amici diventava sempre più grande. Lisa e Marco soffrivano vedendo quella ragazza perdersi ogni giorno di più, incapaci di strapparla da quel vortice. Ma nonostante tutto, continuavano a sperare, a cercare un modo per salvarla.

Poi, un giorno, arrivò una notizia che li colpì come un fulmine. Viola era stata trovata in un vicolo, sola, abbandonata. Non c'era nessuno con lei, nessuno che potesse confortarla negli ultimi istanti. Era morta così come aveva vissuto, nella solitudine della notte, con il cuore pieno di rimpianti e la mente annebbiata dal dolore.

Lisa e Marco rimasero a guardare la tomba di Viola, incapaci di parlare. Erano lì, due anime che avevano amato quella ragazza più di quanto lei avesse mai amato se stessa. Ma non avevano potuto salvarla, non erano riusciti a strapparla all'oscurità in cui si era persa.

Viola se n'era andata senza mai assaporare la luce del giorno, senza mai rischiare di essere felice, di vivere veramente. La sua vita era stata una successione di notti senza fine, un'ombra che si muoveva nel buio, trascinando con sé chiunque avesse cercato di avvicinarsi.

Lisa e Marco rimasero soli, con il cuore spezzato, a chiedersi cosa avrebbero potuto fare di più. Ma la risposta non c'era. Viola aveva scelto la sua strada, e nessuno avrebbe potuto salvarla se lei non avesse voluto salvarsi da sola.

Così finisce la storia di Viola, una storia tragica di una ragazza che non ha mai saputo come vivere alla luce del giorno, che ha rifiutato l'amore e la felicità per paura di affrontare il mondo. Una storia che ci ricorda quanto sia facile perdersi e quanto sia difficile trovare la strada del ritorno.

Di Redazione 

lunedì 5 giugno 2023

La famiglia deve essere la prima scuola e la scuola la seconda famiglia.

Teoria del Para-Guai: Quando l’Amore è “Cronico”

Hai mai incontrato qualcuno che ti scarica la cronaca completa dei suoi malanni, dal raffreddore del '98 alla mania per l'igiene maniacale? Ecco, benvenuto nella mente del *Para-Guai*: quel genio delle scuse che, mentre ti racconta tutte le sue disgrazie, sta già facendo gli occhi dolci a qualche giovanotto palestrato. Ma attenzione! Non è solo una fuga dalla cena deprimente che aveva promesso; è un vero e proprio talent show di autocommiserazione che maschera una verità più piccante: una preferenza per le “botte di vita” con corteggiatori freschi di ormoni.

E per l'amore? Se due persone si amano davvero ma non riescono a stare insieme, quand’è che si dicono basta? Risposta: *Mai*. L’amore, si sa, è come l’influenza: anche se ti prende male, non se ne va mai del tutto.

Giusto e giusto. Ma
Non c'è senso di comunità finché non c'è senso civico e civile diffuso e appreso sin dalle elementari.

Se alle famiglie, alle famiglie dei genitori, e quindi sia ai genitori che agli insegnanti, si lasciatemelo dire anche a molti insegnanti, sono  mancati insegnamenti precoci e fondamentali  relativi a :::
Rapportarsi, relazionarsi, non confliggere, organizzare, unirsi, inventare e costruire, adeguarsi, fidarsi, distribuirsi,  delegarsi, integrarsi, e poi come si studia, come si lavora, come si controlla e si dirige il lavoro comune e come e ci si dirige con il team ascendente e discendente ... Cose che nessuno di noi ha mai ricevuto quando doveva ovvero dai sei ai 13 anni... ma magari a pezzi, molto dopo, oppure,  come molti, che  dimostrano  di non aver imparato neanche sul campo ancora  bene alcuna o qualcuna di queste materie semplicemente  attitudinali...

Come si f a pretendere che la famiglia possa essere la prima scuola e la scuola la seconda famiglia?

Bisogna inserire alle elementari, subito, dal prossimo anno, l'integrazione del programma scolastico con lo sviluppo adeguato delle attuali materie mancanti ovvero "come si studia un libro", e fondamenti di  educazione civica e  cultura relazionale sociale per un mondo futuro migliore.

Subito questo.

Urgente.

Ho preparato già tutte le dispense e i testi.
Se apriamo un GT. Possiamo fare una grande cosa:

Dare le vere basi di umanesimo relazionale sin dalle elementari. Allora non avremo più conflitti tra genitori e insegnanti provenienti da culture diverse ed eterogenee.

Dobbiamo focalizzare una tecnologia relazionale universale che possa unificare tutte le diverse  culture etniche.

Questo sarebbe educare e rieducare.

Finché vivremo con la cultura del ** io sono più bravo, tu arrangiati"" oppure ""se non hai le competenze non parlare"", ""io non ti dico nulla"", "" pensavo che dopo dieci anni..."" ,,ecc. Ecc.
Oppure antagonismo e cattiveria tra colleghi nei luoghi di lavoro pubblici e privati...
Tra lobby politiche...
 resteremo nella pozzanghera del bullismo, del mobbismo, dell'antagonismo istintivo,  sfrenato e inutile  ( noi siamo più bravi e più forti, voi non siete nulla, inter, Milan, napoli, palio di Siena, tutti sport competitivi e per nulla sportivi, ecc. Ecc.) 
Che ci spingerà sempre più  giù nel fango mobile del declino morale , civico,  fraterno, che una società civile evoluta, dovrebbe avere.

Guardiamoci, siamo forse persone felici oppure felici che i nostri figli entrino in questa società così infima e malevola?

Facciamoci delle domande serie e altrettante risposte diamoci, se vogliamo fare qualcosa di veramente efficace e differente, positivamente parlando.

Questo dico, ed ora che lo sapete, sta a voi decidere se saperne di più o meno.

Spero di più.

Ciao e ..nasera a tutti

RedaZione